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Letter from Renata Tebaldi

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This is an extract from Mario Del Monaco's autobiography "La mia vita e i miei successi" (Rusconi, 1982)

Alla Scala feci la mia prima apparizione nel gennaio 1949 proprio sotto la direzione di Votto, nella Manon Lescaut. Qualche mese più tardi il maestro De Sabata mi volle nell’Andrea Chénier per la commemorazione di Giordano. In quella occasione cantò con me Renata Tebaldi che era divenuta una stella della Scala dopo aver partecipato con Toscanini al concerto di riapertura. Renata era pesarese di nascita ma si era trasferita giovanissima a Parma. Tuttavia proprio a Pesaro aveva incominciato a studiare con Carmen Melis e a Pesaro io la ricordavo a casa di suo cugino Renato Alberini, un ragazzo che aveva tentato con scarso successo la strada del cinema a Cinecittà. Era stato durante la guerra. Renato Alberini mi aveva chiesto di dare un parere sulla voce di questa sua cugina e io accompagnai al piano Renata nella ”Nenia” del Mefistofele e ne ”Io son l’umile ancella” della Adriana Lecouvreur.

La Tebaldi a quell’epoca aveva circa vent’anni ma già una voce che si rivelava di una purezza e di uno splendore inimtabili. Forse allora non era ancora perfettamente centrata nelle note acute, nei ”si” naturali e nei ”do”. Io le feci i miei complimenti e le suggerii di ricercare la perfetta eguaglianza nella gamma completa. Salutandola pesai che forse quella poteva divenire una voce unica nel mondo della lirica. Non mi sbagliavo.

Prima di incontrarla sul palcoscenico della Scala rividi Renata altre volte, sempre a Pesaro. Un pomeriggio, a casa sua, cantai con lei il duetto del terzo atto di Aida. I parenti erano emozionati per quella esibizione. Io ero già un cantante professionista, almeno a livello provinciale. Ma qualche anno dopo Renata era già una stella. Il suo successo incominciò proprio a Parma con l’Amico Fritz.

***

E quello fu l’anno (1951) in cui Maria Meneghini Callas esplose come il fenomeno nuovo della lirica internazionale. Talenta scenico, inventiva del canto, straordinaria capacità recitativa, la Callas era per sua natura destinata a diventare una gran diva. E doveva anche entrare in rotta di collisione con una diva ancora giovane e altrettanto agguerrita: Renata Tebaldi.

Il 1953 fu la data di inizio di questa rivalità che fino agli albori degli anni Sessanta ha diviso il mondo dell’opera in due partiti. La Callas aveva allora trent’anni e calcava i palcosenici da sei. La Tebaldi ne aveva trentuno ed era sulla breccia da otto anni. La sfida, indiretta, ebbe la Wally di Catalani, protagonista la Tebaldi; seconda opera la Medea, protagonista la Callas.

Nella Wally inaugurale, Renata Tebaldi ebbe successo, ma la critica, ingiustamente, avanzò qualche riserva sull’interpretazione che, invece, a mio parere, rispondeva esattamente al carattere forte e chiuso di quel personaggio nordico. La figura statuaria della Tebaldi dava alla Wally le sue giuste dimensioni. La voce, generosa e squillante, conservava tutta l’ineguagliabile purezza.

Ma, a Milano, si stava già creando quel ”partito della Callas” che ruotava intorno agli ambienti un po’ snob. Il pubblico era sempre per la Tebaldi e per Renata erano anche tutti gli ”scaligeri”, dal coro all’orchestra, a molti cantanti, ai comprimari. Maria Callas non destava tra loro grandi simpatie, né ne guadagnò in seguito quando ebbe clamorosi scontri con questo e con quello, per esempio con Di Stefano che era della stessa generazione ed approdava in quegli anni al grande successo. Ma la Callas aveva la facoltà di intimidire un po’ tutti. Era una donna di eccezionale talento che però voleva ogni cosa sotto controllo.

…Anche Wally Toscanini non le (Callas) lesinava i suoi consigli. … Comunque era un’amicizia fondamentale per Maria e una delle colonne del suo ”clan”. Un’altra colonna portante era la sarta Biki, nipote si Puccini e donna notevolissima non soltanto nel campo della moda. Le confezionava personalmente gli abiti. Del ”clan” in una certa misura facevano parte altri personaggi della Milano che contava, tra i quali, da non trascurare, il direttore del ”Corriere della Sera”, Missiroli, sempre tra i primi ad accorrere nel camerino di Maria per complimentarsi.

Era fatale che un simile blocco di simpatie tendesse a escludere Renata Tebaldi o quanto meno a relegarla in un ruolo di secondo piano. Renata non accettò. Offesa dalla preferenza che il ”clan” della Scala mostrava nei confronti della sua rivale disertò il teatro milanese. Una decisione che alimentò ulteriormente le polemiche e che privò il pubblico milanese di una cantante altrettanto grande ancorché molto diversa come temperamento e impostazione. Il confronto indiretto che si protrasse fino agli albori degli anni Sessanta fu quello tra una magnifica interprete capace di esibirsi in un repertorio eclettico, di una attrice dotata di una raffinata sensibilità, e una cantante grande e classica dalla voce limpida e pura, indimenticabile.

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